Xilografia

Xilografia

Itinerario tappa per tappa

La xilografia è il mio pallino dalle scuole superiori, quando nei laboratori si incideva il linoleum e nei testi si studiavano le varianti su legno di filolegno di testa.

Le prime matrici su legno risalgono al 2003. Nove quadrati 30×30 centimetri, incisi con il pantografo su essenza di noce, vergate ai lati per formare, una volta unite, il piano di un tavolo.

In generale mi affascina l’aspetto visivo e tattile del legno, le venature e la porosità di una materia viva che avvicina l’uomo alla natura. Le schegge e le microfratture, dovute alla facile rottura delle fibre nei tratti curvi, che spezzano l’omogeneità dando movimento e tridimensionalità alle stampe.

Il percorso di approfondimento sulla xilografia di filo è iniziato all’Atelier Aperto di Venezia, scuola del talento dove artisti veneziani e internazionali si incontrano, seguono e tengono corsi sulle tecniche grafiche.
Un ambiente creativo e familiare dove ho avuto di modo di apprendere la preparazione dei legni, l’arte dell’incisione con le sgorbie, gli effetti grafici legati alle texture di superficie e alla policromia: impressione di più legni a registro, la tricromia, le tecniche a tarsia e a matrice persa, il pochoir e il collage.
Una sconfinata libertà espressiva collegata in modo imprescindibile al concetto di riproducibilità.

Nel mio modus operandi le matrici indagano una moltitudine di materiali.
La stampa si gioca sulla combinazione di più variabili tra cui pressione, addizioni e rotazioni, l’opacità e i supporti su cui viene trasferito il lavoro. 

Il torchio è il mio Photoshop analogico. Ogni volta che giro il timone vivo le brezza di un volo in altalena, la meraviglia di una bella mostra, l’immersione di una camminata in mezzo alla natura.

La tiratura passa in secondo piano a favore della ricerca sul segno, le trame e i pattern.
Queste vengono stampate a mano e poi digitalizzate per essere rese modulari e customizzabili secondo le esigenze stilistiche, settoriali e dei materiali su cui vengono applicate. 

È così che tessuti, rivestimenti, complementi d’arredo, oggetti prodotti dall’industria cartotecnica e dall’editoria diventano veicoli di trasmissione di un saper fare che si rinnova nel tempo.

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