Numerazione delle stampe

Numerazione delle stampe

Tiratura normale / prove d’autore / prove di stato 

Per una come me, da sempre affascinata dall’ordine e dall’archiviazione, la numerazione delle stampe – soprattutto degli stadi intermedi – è un’operazione utile e allo stesso tempo affascinante.

Tiratura normale e prove d’autore
La numerazione vuol certificare e garantire la quantità di copie autentiche tirate e immesse nel mercato.
Anticamente non era usata: le tirature erano proporzionate alla richiesta, a volte fino a esaurimento delle lastre.

Stampa popolare dei Remondini.

È d’uso che firma e numerazione siano scritte a matita sul margine inferiore della stampa.
A destra la firma, eventualmente con la data.
A sinistra la numerazione sotto forma di frazione, per indicare col numeratore il numero progressivo della copia, col denominatore il totale di tiratura. 

È scritta in numeri arabi per la tiratura normale.
In numeri romani per le prove d’autore (PDA) che, per esattezza, dovrebbero essere le diverse prove di avvicinamento alla qualità di stampa finale. 

La mia sera, libro d’artista tirato in 40 esemplari, con incisioni di Graziella Da Gioz.

Prove di stato
Nella stampa d’arte, corrispondono ai successivi interventi sulla matrice per il raggiungimento dello stato finale.
Sono considerate dagli artisti e dagli intenditori come il cuore del processo creativo e, di conseguenza, altamente valutate. 

Nelle progettazioni di pattern geometrici da matrici di recupero, mi focalizzo sulla stampa piuttosto che sullo sviluppo delle matrici.

In questa fase, esploro a fondo cinque variabili che mi consentono di ottenere una miriade di risultati diversi tra loro: pressione, rotazione, addizione, supporti e opacità.

Di regola ripongo ad asciugare tutti gli elaborati, anche quelli meno efficaci, per poterli analizzare a distanza di tempo e soprattutto per documentare il lavoro in modo fedele in tutti i sui passaggi.

Dietro al foglio asciutto, uso annotare la data e il numero progressivo di sequenza.

Tengo anche un diario di bordo, una sorta di piccolo ricettario dove segno gli ingredienti e la ricetta di stampa. Ha il duplice scopo di salvaguardare il concetto di riproducibilitàripetere più volte lo stesso procedimento su matrici diverse per compararne i risultati.

Lavorare con un protocollo per stadi mi permette di affinare manualità, tecnica e sensibilità. Compiere un lavoro strutturato indagando il maggior numero possibile di varianti.

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